Adessi: «Aci e Legambiente insieme per una mobilità integrata e sostenibile»

Per pensare la mobilità di domani occorre anzitutto conferire ai termini automobili, bicicletta, mezzi pubblici, una connotazione non più dialettica e conflittuale, perché solo dall’integrazione tra modalità differenti potrà nascere un assetto urbano e viabilistico davvero integrato e sostenibile.
Questa direzione è chiaramente espressa nei rapporti che annualmente l’ACI redige con Legambiente. Con questa collaborazione viene sfatato quel luogo comune per cui automobilisti ed ecologisti dovevano stare necessariamente su barricate contrapposte. La realtà è un’altra: operare insieme, impegnati in un percorso di integrazione delle rispettive istanze e di sintesi di politiche in favore della mobilità per tutti, dove non trovano posto né demonizzazioni dell’uso dell’automobile, né insensibilità rispetto alla tutela ambientale.
La soluzione non è nei divieti e nelle limitazioni. È ampiamente dimostrato che lo sviluppo economico e sociale di un Paese cresce con l’incremento della mobilità ed è quindi impensabile tentare di limitare il diritto delle persone alla libertà di spostamento.
Utilizzare il mezzo privato è una necessità dettata da varie situazioni critiche esistenti.
L’inefficienza del trasporto pubblico locale genera uno spread della mobilità urbana in Italia rispetto al resto d’Europa che comporta alle famiglie un costo aggiuntivo di 1.500 euro all’anno per muoversi, pari a quasi il triplo dell’importo medio dell’IMU. È il costo degli “automobilisti per forza”, cioè di quei chilometri che un italiano è costretto a percorrere in più con l’auto rispetto un altro cittadino europeo a causa della mancanza di servizi di trasporto pubblico locale puntuali, rapidi ed economici; anche a Cremona, una città complessivamente piccola, ma dove per attraversare la città a piedi si impiega un tempo inferiore che con l’autobus.
Eppure quando si deve combattere l’inquinamento si fermano i veicoli benché studi ben argomentati indichino chiaramente cause di inquinamento diverse. Senza contare, poi come a Cremona ci siano 55 auto ogni 100 abitanti, un dato inferiore alla media nazionale che ci pone in un onorevole ventesimo posto in campo nazionale. Buona parte di questo parco è relativamente recente, con un’età media 7,8 anni, ed ha basse quantità di emissioni nocive. Tutto questo ci permette di essere al 28 posto nel ranking della mobilità sostenibile.
È altrettanto adeguato il sistema viabilistico? Le Amministrazioni locali, nel misurarsi ogni giorno con emergenze ambientali e di sicurezza urbana, hanno finora offerto una risposta adeguata attraverso interventi strutturali?
Abbiamo zone pedonali che tali non sono e aree soggette a limitazioni parziali o totali sempre più estese: ben 7,63 metri quadrati per ogni cremonese. Il risultato è che le zone a ridosso del centro subiscono un progressivo impoverimento, con la chiusura di negozi ed attività mentre
invece, come componente fondamentale dei comportamenti culturali e sociali, il commercio svolge un ruolo centrale nell’ambito del modello europeo.
Ecco perché, tra le varie proposte contro la congestione veicolare e contro l’inquinamento nelle aree urbane, ACI e Legambiente suggeriscono l’emanazione di una legge quadro per l’attuazione di un piano della mobilità di medio e lungo periodo che consenta finalmente un’efficace governance della mobilità urbana. Sarebbe in questo modo superata la modalità dell’intervento d’emergenza, che scontenta tutti, persino chi vi ricorre.
In questo contesto, si inserisce inoltre la proposta di introduzione della valutazione d’impatto sulla mobilità, funzionale all’obiettivo di realizzare una mobilità efficiente. Una sorta di procedura preliminare a qualsiasi intervento urbanistico territoriale. E’ necessario che venga valutata l’opportunità della realizzazione di nuovi insediamenti urbani anche sulla base dell’accesso ai servizi di mobilità. Sì a nuovi quartieri residenziali e a nuovi insediamenti commerciali, a patto che si pensi subito a come facilitare il percorso casa-lavoro e a come rendere raggiungibili le aree di shopping.
Questo non significa negare modalità di mobilità alternative, ben vengano le piste ciclabili e la limitazione alla velocità dei veicoli, ma solo se inserite in un quadro più ampio e contestualizzato e con precise definizioni di priorità. Ma occorre valutare che Cremona è al quarto posto in campo nazionale per le isole pedonali, seconda solo a Verbania tra le piccole città: ogni abitante ha a disposizione 1,07 metri quadrati di superficie pedonalizzata.
Meritiamo anche la medaglia di bronzo per le piste ciclabili, dietro a Reggio Emilia e Lodi: i metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti sono 25,53 e ci aggiudichiamo l’oro tra le piccole per ciclabilità con 64,3 punti.
Poiché i problemi di mobilità ed accessibilità permangono, è evidente come non sia questa, o non solo, la strada da intraprendere: ben vengano le piste ciclabili e la limitazione della velocità degli autoveicoli, ma occorre un progetto più ampio se davvero si vuol immaginare una nuova città ridisegnando l’attuale modello urbano, guardando davvero verso quelle Smart Cities che, nel nostro Paese, sono ancora lontane, anche se – o forse proprio perché - delle auto fanno un uso responsabile senza metterle inutilmente all’indice.
Questa direzione è chiaramente espressa nei rapporti che annualmente l’ACI redige con Legambiente. Con questa collaborazione viene sfatato quel luogo comune per cui automobilisti ed ecologisti dovevano stare necessariamente su barricate contrapposte. La realtà è un’altra: operare insieme, impegnati in un percorso di integrazione delle rispettive istanze e di sintesi di politiche in favore della mobilità per tutti, dove non trovano posto né demonizzazioni dell’uso dell’automobile, né insensibilità rispetto alla tutela ambientale.
La soluzione non è nei divieti e nelle limitazioni. È ampiamente dimostrato che lo sviluppo economico e sociale di un Paese cresce con l’incremento della mobilità ed è quindi impensabile tentare di limitare il diritto delle persone alla libertà di spostamento.
Utilizzare il mezzo privato è una necessità dettata da varie situazioni critiche esistenti.
L’inefficienza del trasporto pubblico locale genera uno spread della mobilità urbana in Italia rispetto al resto d’Europa che comporta alle famiglie un costo aggiuntivo di 1.500 euro all’anno per muoversi, pari a quasi il triplo dell’importo medio dell’IMU. È il costo degli “automobilisti per forza”, cioè di quei chilometri che un italiano è costretto a percorrere in più con l’auto rispetto un altro cittadino europeo a causa della mancanza di servizi di trasporto pubblico locale puntuali, rapidi ed economici; anche a Cremona, una città complessivamente piccola, ma dove per attraversare la città a piedi si impiega un tempo inferiore che con l’autobus.
Eppure quando si deve combattere l’inquinamento si fermano i veicoli benché studi ben argomentati indichino chiaramente cause di inquinamento diverse. Senza contare, poi come a Cremona ci siano 55 auto ogni 100 abitanti, un dato inferiore alla media nazionale che ci pone in un onorevole ventesimo posto in campo nazionale. Buona parte di questo parco è relativamente recente, con un’età media 7,8 anni, ed ha basse quantità di emissioni nocive. Tutto questo ci permette di essere al 28 posto nel ranking della mobilità sostenibile.
È altrettanto adeguato il sistema viabilistico? Le Amministrazioni locali, nel misurarsi ogni giorno con emergenze ambientali e di sicurezza urbana, hanno finora offerto una risposta adeguata attraverso interventi strutturali?
Abbiamo zone pedonali che tali non sono e aree soggette a limitazioni parziali o totali sempre più estese: ben 7,63 metri quadrati per ogni cremonese. Il risultato è che le zone a ridosso del centro subiscono un progressivo impoverimento, con la chiusura di negozi ed attività mentre
invece, come componente fondamentale dei comportamenti culturali e sociali, il commercio svolge un ruolo centrale nell’ambito del modello europeo.
Ecco perché, tra le varie proposte contro la congestione veicolare e contro l’inquinamento nelle aree urbane, ACI e Legambiente suggeriscono l’emanazione di una legge quadro per l’attuazione di un piano della mobilità di medio e lungo periodo che consenta finalmente un’efficace governance della mobilità urbana. Sarebbe in questo modo superata la modalità dell’intervento d’emergenza, che scontenta tutti, persino chi vi ricorre.
In questo contesto, si inserisce inoltre la proposta di introduzione della valutazione d’impatto sulla mobilità, funzionale all’obiettivo di realizzare una mobilità efficiente. Una sorta di procedura preliminare a qualsiasi intervento urbanistico territoriale. E’ necessario che venga valutata l’opportunità della realizzazione di nuovi insediamenti urbani anche sulla base dell’accesso ai servizi di mobilità. Sì a nuovi quartieri residenziali e a nuovi insediamenti commerciali, a patto che si pensi subito a come facilitare il percorso casa-lavoro e a come rendere raggiungibili le aree di shopping.
Questo non significa negare modalità di mobilità alternative, ben vengano le piste ciclabili e la limitazione alla velocità dei veicoli, ma solo se inserite in un quadro più ampio e contestualizzato e con precise definizioni di priorità. Ma occorre valutare che Cremona è al quarto posto in campo nazionale per le isole pedonali, seconda solo a Verbania tra le piccole città: ogni abitante ha a disposizione 1,07 metri quadrati di superficie pedonalizzata.
Meritiamo anche la medaglia di bronzo per le piste ciclabili, dietro a Reggio Emilia e Lodi: i metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti sono 25,53 e ci aggiudichiamo l’oro tra le piccole per ciclabilità con 64,3 punti.
Poiché i problemi di mobilità ed accessibilità permangono, è evidente come non sia questa, o non solo, la strada da intraprendere: ben vengano le piste ciclabili e la limitazione della velocità degli autoveicoli, ma occorre un progetto più ampio se davvero si vuol immaginare una nuova città ridisegnando l’attuale modello urbano, guardando davvero verso quelle Smart Cities che, nel nostro Paese, sono ancora lontane, anche se – o forse proprio perché - delle auto fanno un uso responsabile senza metterle inutilmente all’indice.